Le contraddizioni agostante: dissertazioni sulla ferrovia Sicignano-Lagonegro

La beffa delle ferrovie o la beffa dell’informazione? Il Comitato per la riattivazione della ferrovia Sicignano – Lagonegro, dopo attenta valutazione di quanto pubblicato su alcune testate locali, non può non intervenire su una faccenda annosa come quella dei binari di Sala Consilina. In un articolo che ricorda come il treno non passi più, sintomo del sentore comune che è estremamente pessimistico, e non di certo per colpa dei giornalisti e dei cittadini ma di una classe politica attenta a ben altre faccende, il Sindaco di Sala Consilina lamenta, indignandosi, la ricezione di fatture da parte di RFI che comporteranno soldi pubblici da spendere per occupazioni del demanio ferroviario.
Anziché, come testimonia una delibera emessa dallo stesso Comune di Sala, spingere per riattivare la ferrovia nei primi 25 km da Sicignano a Polla, con servizio commerciale "a spola", o farla inserire nella recente Legge sulle ferrovie turistiche che ha tristemente escluso la Sicignano – Lagonegro, includendo la Avellino-Rocchetta S. Antonio, il Sindaco ritiene assurdo pagare la somma dovuta per occupazioni del demanio ferroviario. Qualcosa non quadra: il Comune prima delibera per riavere la ferrovia, cerca di semplificare la questione dicendo che RFI grava sulle tasse dei cittadini! Dimentica di dire che è in atto una causa civile, intentata da RFI presso il Tribunale di Lagonegro, per danni, con richiesta di ripristino dei luoghi, provocati dal Comune di Sala Consilina con l'occupazione abusiva del binario e del demanio ferroviario.
Ma chi ha permesso tutto questo? E soprattutto, a cosa serve la delibera se poi si liquidano le spese di salvaguardia dei luoghi come spreco di danaro pubblico? È veramente paradossale quello che si legge sulle colonne del giornale che ha ospitato le dichiarazioni del primo cittadino salese: la multa per la pulizia sembra la cartina tornasole per una linea ferroviaria che è chiusa in primo luogo per un disinteresse inconcepibile da parte della Regione Campania. Spiace vedere che, al di là dei proclami, non ci sia una visione lungimirante che comprenda quanto un collegamento ferroviario regionale con l’Alta Velocità possa dare impulso al turismo e rendere accessibile la zona. Non regge più nemmeno il mantra, tante volte riemerso, riguardante la scarsa utenza visto che la Avellino – Rocchetta S. Antonio, che attraversa borghi irpini e lucani che a stento raggiungono i 1000 abitanti, sta rivivendo grazie all’interesse delle istituzioni locali in primis, regionali poi. C’è sicuramente un po’ di confusione in merito alla faccenda: il Comune di Sala Consilina deve decidere se vuole o non vuole la ferrovia, anche perché deliberare in rappresentanza dei cittadini significa dichiarare un intento che poi va perseguito, seppur con pochi mezzi a disposizione. Ma una delibera che chiede la riapertura della ferrovia seguita dallo sdegno per dover pagare per le occupazioni, abusive e non, della proprietà ferroviaria stona fortemente: se si vuole riavere il treno, cosa non impossibile se è avvenuta tra Avellino e Rocchetta, anche solo a fini turistici, bisognerebbe essere ben lieti di preservare le infrastrutture e i luoghi. Opere di pulizia delle stazioni, come fece il Comitato a Padula, salvaguardia dei passaggi a livello, cura dei luoghi: anche questo è senso civico. Certo, se prima si butta il cemento in casa d’altri e poi ci si stupisce di aver commesso un illecito quando i proprietari presentano il conto, indubbiamente sfugge qualcosa nella gestione della macchina amministrativa.
E se si vuole la ferrovia non si asfalta il binario, come accaduto anche nella vicina Polla. Si dice che la Sicignano – Lagonegro è un qualcosa che non esiste più: al di là della contraddizione di un Comune che delibera per l’inesistente (pensate il Comune di Padula, ad esempio, che delibera per la ristrutturazione del Colosseo salvo poi accorgersi che il Colosseo è a Roma), forse l’esistenza, o sarebbe meglio dire la sopravvivenza, della Sicignano – Lagonegro, che è sospesa e non dismessa, dipende proprio dalla volontà di una classe politica che finora ha navigato a vista senza mai prendere una posizione netta e senza mai tentare di intercettare le occasioni giuste per riportare il treno nel Vallo di Diano, che fino al 1987 era attraversato da otto corse A/R giornaliere e oggi vede passare per sognatori o affabulatori coloro che caldeggiano il ritorno della strada ferrata. Per inciso, il Comitato ribadisce – stavolta utilizzando un mantra – che non ha promesso la ferrovia a nessuno ma si batterà affinché questa sia riaperta. L’allora Assessore Regionale Sergio Vetrella definì “bimbi scemi” i componenti dell’Associazione pro Avellino-Rocchetta. A pochi anni di distanza, dalle parti di Lioni e Conza sta avvenendo una rinascita ed è sempre in Campania. Ipotizzando, non per vittimismo, che gli appellativi riservati al Comitato siano ben meno lusinghieri rispetto alla semplice scemenza, cosa potrà mai succedere nel Vallo? Ai posteri l’ardua sentenza..